Le difficoltà alimentari nel primo anno di vita. Cosa osservano i Pediatri, cosa raccontano le Mamme

Risultati emersi dallo studio SIMPEF-ARP

Pubblico i risultati dello studio SIMPEF-ARP, a cui ho partecipato durante il mio tirocinio formativo, presentati a Milano il 22 ottobre durante il Convegno “Le difficoltà alimentari nel primo anno di vita. Cosa osservano i Pediatri, cosa raccontano le Mamme”.

Lo studio ha messo in luce l’emozionante, ma anche complessa relazione madre-figlio nel primo anno di vita, le ansie, le preoccupazioni e le paure delle mamme durante la fase dell’allattamento in relazione alla comprensione dei bisogni del bambino.

“Non possiamo non conoscere a fondo il mondo emotivo delle mamme, delle loro difficoltà nascoste per essere dei veri pediatri di famiglia – dice Nicoletta Bucci, pediatra Simpef – e poter davvero essere integrati a quel progetto di sostegno alla genitorialità che in Lombardia è prioritario nelle strategie di politica socio-sanitaria”. I dati di questa indagine “consentiranno analisi statistiche, riflessioni scientifiche e perfezionamenti metodologici che non ha precedenti nella letteratura medica e psicologica” afferma invece la dottoressa Luisa Scuratti, Psicologa Arp. Dalla ricerca, che ha coinvolto 236 pediatri e 3.700 madri lombarde per più di 3 anni, emerge che l’allattamento al seno è privilegiato dalle straniere e dalle laureate. Il 57% allatta al seno, il 48,6% lo fa oltre il sesto mese. Si rileva che a decidere sin dall’inizio di dare al bambino il proprio latte e non affidarsi a quello artificiale, sono soprattutto donne straniere: “Per tradizione culturale e maggiore adattamento alla fatica, abbiamo rilevato che le donne di nazionalità non italiana decidono sin dall’inizio di allattare al seno e portano avanti sino alla fine questo proposito materno“, spiega Nicoletta Bucci, pediatra Simpef. A scegliere l’allattamento al seno sono anche mamme di nazionalità italiana con un grado di scolarità elevata: laureate. Cosa raccontano le mamme? Il 13% delle intervistate dichiara di non avere ricevuto alcuna informazione al punto nascita sui vantaggi dell’allattamento al seno. “Un dato sorprendente – commentano i promotori della ricerca – perché questo numero dovrebbe essere pari a zero: in tutti i punti nascita devono essere erogate queste informazioni“. L’altro dato che ha fatto riflettere è che il 16% del campione ha definito come un fallimento il passaggio dall’allattamento al seno a quello in formula: “Molte mamme si sentono delle fallite di fronte a questa eventualità e questo stato d’animo può avere delle ripercussioni negative sul percorso alimentare del bambino“, si sottolinea. “Le mamme si affidano ma spesso non si confidano con i pediatri – racconta ancora Bucci – con questa ricerca abbiamo portato alla luce il sommerso che a volte si nasconde dietro l’apparente tranquilla relazione madre-figlio“. Mamme insicure, ansiose oltremisura, influenzate negativamente dal giudizio che su di loro viene espresso dal coniuge o dai familiari di lui. “Molte donne hanno ammesso, dopo alcune situazioni anomale che avevamo notato, di sentirsi inadeguate, sotto stress, inutili, tristi e sole e di non riuscire a sentirsi all’altezza del compito: questo a seguito di opinioni negative di cui erano state fatte oggetto. Sulla compromissione di un sereno percorso alimentare gravano quindi a volte i cattivi consigli o le credenze inappropriate di chi gravita nell’ambito famigliare o nelle immediate vicinanze affettive“, afferma l’esperta. Dalla ricerca emerge, inoltre, che in caso di difficoltà raramente le neomamme si rivolgono agli esperti, ma molto spesso si cerca una risposta rapida in rete. Le cyber-mamme sono numerosissime: il 97% delle intervistate si connette ogni giorno ad internet e lo fa numerose volte.

Dott.ssa Jessica Combi
Psicologa

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